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Fiscalità in Spagna

Ley Beckham: il 24% per chi si trasferisce in Spagna

Sei anni al 24% fino a 600.000 euro, e un modelo 149 che scade sei mesi dopo l'iscrizione alla Seguridad Social. Cosa fa guadagnare e cosa costa davvero.

29 settembre 2026 · Riondato & Partners

Ley Beckham: il 24% per chi si trasferisce in Spagna

Chi si trasferisce in Spagna e non è stato residente fiscale lì nei cinque anni precedenti può chiedere di pagare il 24% sui primi 600.000 euro di stipendio, e il 47% sulla parte che supera quella soglia, per l'anno del trasferimento e i cinque successivi. È il regime dell'articolo 93 della legge spagnola sull'IRPF, quello che la stampa ha battezzato ley Beckham. Si chiede con il modelo 149 e ci sono sei mesi per presentarlo, contati dalla data di inizio attività che risulta dall'iscrizione alla Seguridad Social spagnola. Quel termine non si proroga e non si sana.

Per un italiano con un contratto a Madrid o a Barcellona il conto torna spesso, e non solo per l'aliquota fissa. Finché dura il regime, i redditi di fonte estera che non siano stipendio restano fuori dalla dichiarazione spagnola, l'imposta patrimoniale colpisce soltanto i beni situati in Spagna e il modelo 720 non si presenta. In cambio, due cose che nei riassunti non compaiono quasi mai: tutto lo stipendio conta come spagnolo, compresa la parte che continua a pagare un'azienda italiana, e il certificato di residenza fiscale che rilascia il fisco spagnolo non vale ai fini della Convenzione con l'Italia.

I requisiti dell'articolo 93

Devono valere tutti e tre insieme.

Non essere stato residente in Spagna nei cinque periodi d'imposta precedenti a quello del trasferimento. Fino al 2022 erano dieci. La Ley 28/2022 li ha portati a cinque, e quel solo cambio ha riaperto il regime a molte persone che in Spagna avevano già vissuto un periodo.

Una causa di trasferimento fra quelle tipizzate, verificatasi nel primo anno di applicazione del regime o in quello precedente. L'elenco comprende il contratto di lavoro con un datore spagnolo, il distacco disposto dal datore con carta de desplazamiento, il lavoro a distanza da dipendente con soli mezzi informatici e telematici (il visto per il telelavoro internazionale fa da prova), la carica di amministratore, l'attività imprenditoriale con la relazione favorevole prevista dall'articolo 70 della Ley 14/2013, e i servizi di un professionista altamente qualificato a imprese emergenti o in attività di ricerca e sviluppo quando quel compenso supera il 40% dei suoi redditi. Se la società amministrata è patrimoniale, la partecipazione non può arrivare a renderla entità collegata secondo l'articolo 18 della legge spagnola sull'imposta societaria.

Non percepire redditi tramite una stabile organizzazione in Spagna, salvo negli ultimi due casi dell'elenco.

Gli sportivi professionisti sono fuori dal 2015, il che ha la sua ironia in una norma che tutti continuano a chiamare col nome di un calciatore.

Il coniuge e i figli sotto i 25 anni, o di qualsiasi età in caso di disabilità, possono entrare anche loro, con una condizione che spesso sfugge: la somma delle loro basi imponibili deve essere inferiore a quella del contribuente principale. Se lo stipendio alto è quello del coniuge, l'ordine delle domande cambia.

I sei mesi del modelo 149

Il termine decorre dalla data di inizio attività che risulta dall'iscrizione alla Seguridad Social spagnola. Se mantieni la previdenza italiana con il formulario A1, conta la data di quella documentazione; se l'iscrizione non era obbligatoria, quella di un documento giustificativo.

Sei mesi sembrano tanti e si consumano da soli: la pratica chiede NIE, contratto, iscrizione e documenti del datore, e nessuno di quei pezzi arriva lo stesso giorno. Scaduto il termine si perde l'opzione per tutto il trasferimento, non solo per il primo anno. Dentro il regime la dichiarazione annuale è il modelo 151.

Quanto si paga

I redditi di lavoro e le altre voci che non sono risparmio vanno al 24% fino a 600.000 euro e al 47% da 600.000,01. Qui c'è la riga in piccolo che sorprende di più: l'articolo 93 dice che tutti i redditi di lavoro percepiti durante il regime si intendono prodotti in territorio spagnolo. Se tieni una quota di busta paga italiana, quell'importo entra comunque nella base spagnola. Per quello stipendio estero esiste una detrazione per doppia imposizione internazionale, con un tetto pari al 30% della parte d'imposta che gli corrisponde: la doppia imposizione si attenua, non sparisce.

Dividendi, interessi e plusvalenze di fonte spagnola seguono la scala del risparmio: 19% fino a 6.000 euro, 21% da 6.000 a 50.000, 23% da 50.000 a 200.000, 27% da 200.000 a 300.000 e 30% oltre 300.000. Quest'ultima aliquota è passata dal 28% al 30% con effetto dal 1 gennaio 2025.

Fuori resta il resto del reddito di fonte estera. L'affitto della casa di Milano, i dividendi di una srl, la vendita di un terreno in Puglia: niente di tutto questo entra nella dichiarazione spagnola finché il regime dura, e in Italia continua a essere tassato come spetta allo Stato della fonte.

In cambio si applicano le regole dell'imposta spagnola sui non residenti, e con quelle spariscono il minimo personale e familiare e quasi tutte le detrazioni dell'IRPF ordinario. Per questo il 24% fisso non vince sempre: la tariffa progressiva parte più in basso e i minimi li applica. Dove sta il punto di incrocio dipende dalla comunità autonoma e dalla situazione familiare, e si calcola, non si intuisce.

Patrimonio e modelo 720

Lo stesso articolo 93 stabilisce che chi opta resta soggetto all'imposta spagnola sul patrimonio per obbligazione reale: solo i beni situati in Spagna, o esercitabili in territorio spagnolo, al 31 dicembre. La casa di Verona e il portafoglio in una banca di Milano non contano, e vale lo stesso per l'imposta di solidarietà sulle grandi fortune. L'Agencia Tributaria conferma nelle FAQ del modelo 720 che chi è nel regime non presenta quella dichiarazione informativa, perché non è tassato sull'intero reddito mondiale. Attenzione alla famiglia: un componente che nel regime non è entrato e ha più di 50.000 euro fra conti, titoli e immobili in Italia la presenta.

Il certificato che non vale per la Convenzione

Nel regime sei residente fiscale in Spagna, e il fisco spagnolo ti rilascia il certificato che lo dice, quello dell'allegato 9 dell'Orden HAC/3626/2003. Quello che l'articolo 120 del regolamento dell'IRPF non concede in automatico è il certificato che attesta la residenza ai fini della Convenzione: la norma dice che il Ministero potrà indicare, a condizione di reciprocità, i casi in cui verrà emesso, e finché non li indica quel certificato non è disponibile.

La Convenzione fra Spagna e Italia dell'8 settembre 1977 spiega perché la cosa pesa. L'articolo 4.1 definisce il residente di uno Stato contraente e aggiunge che l'espressione «no incluye a las personas que estén sujetas a imposición en este Estado exclusivamente por la renta que obtengan procedente de fuentes situadas en el citado Estado», cioè non comprende chi in quello Stato è tassato solo sui redditi che vi produce. Un contribuente dell'articolo 93 in quella frase ci sta piuttosto bene. E se l'Italia decide che residente lo sei ancora qui, il criterio di sblocco del paragrafo 2 è l'ordine classico: abitazione permanente, centro degli interessi vitali, soggiorno abituale, nazionalità.

Il lato italiano: l'AIRE non chiude la partita

Dal 1 gennaio 2024 l'articolo 2 del TUIR, riscritto dal decreto legislativo 209/2023, lavora con criteri alternativi. Sei residente in Italia se per la maggior parte del periodo d'imposta, 183 giorni o 184 negli anni bisestili contando anche le frazioni di giorno, hai in Italia la residenza civile, il domicilio o la semplice presenza fisica. E il domicilio non si misura più sugli interessi economici: la norma lo colloca dove si svolgono principalmente le relazioni personali e familiari.

L'iscrizione all'anagrafe della popolazione residente è scesa da presunzione assoluta a presunzione relativa, e questo taglia da due parti. Chi si è dimenticato di cancellarsi può provare che viveva fuori. E al contrario: iscriversi all'AIRE, cosa da fare entro 90 giorni dal trasferimento, da sola non risolve niente se la famiglia resta in Italia e tu torni ogni fine settimana.

Quando conviene

Conviene con stipendio alto e patrimonio fuori dalla Spagna. Conviene meno con stipendio medio e famiglia a carico, perché i minimi si perdono, e ancora meno se quasi tutto il reddito è già di fonte spagnola.

E c'è un effetto che nell'anno uno nessuno guarda: sei esercizi passano. Al settimo torni nell'IRPF ordinario con il reddito mondiale e il modelo 720 addosso. Le plusvalenze latenti di un portafoglio italiano si studiano meglio all'inizio che alla fine.

Se hai dubbi su questo argomento, Riondato & Partners è qui per aiutarti

Lavoriamo da oltre 45 anni fra Italia e Spagna, con persone che si spostano da un paese all'altro e si ritrovano due amministrazioni che fanno la stessa domanda sugli stessi redditi. Se stai guardando le date del contratto e dell'iscrizione e vuoi capire cosa ti conviene prima che i sei mesi corrano, scrivici e lo vediamo insieme.

Fonti

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